P. Giovanni Contarin

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Omelia del 25° di Sacerdozio di P. Giovanni Contarin

Ringraziamo il Signore per questa festa, per la gioia di celebrare il 25° di Sacerdozio di P. Giovanni Contarin. Un figlio di questa terra, di questa comunità cristiana che ha accolto l’invito del Signore a consacrarsi a Lui come sacerdote nell’Ordine Religioso fondato da S. Camillo alla fine del 1500, ben oltre 400 anni fa…in Roma.

  1. Camillo ha costituito un Ordine, un Istituto di consacrati, con lo scopo esclusivo di dedicarsi ai malati per curarli, confortarli ed accompagnarli per riaffrontare la vita o per l’eternità. Non è un compito facile, perché si tratta di stare insieme all’uomo che soffre, di fargli capire che nonostante le apparenze di dolore e di abbandono Dio non lo ha lasciato solo, di rafforzarlo nella fede e di non fargli perdere, o di recuperare, il senso della vita… in un momento, come quello della malattia, in cui essendo la salute precaria e il corpo debilitato, la mente può cedere facilmente il passo allo sconforto, allo scoraggiamento fino a poter accusare Dio d’essere assente!

Quindi il Camilliano è chiamato ad essere presente là dove l’uomo è più debole e fragile, dove l’uomo può sentirsi ormai diventato inutile e dove può nascere pian paino la fatale sensazione d’aver perso la dignità e la voglia di vivere.

Ho voluto sottolineare l’ambito umano in cui il sacerdote camilliano è chiamato a lavorare, a testimoniare che Dio continua ad amare instancabilmente, per far capire quanto sia non facile la missione stessa del P. Giovanni e di tutti quelli che come lui scelgono di vivere, per fede in Dio e per amore degli uomini, soprattutto dei più bisognosi, per alleviare le sofferenze altrui a tempo pieno, senza nessun altro scopo nella vita se non quello di obbedire a Dio amandolo, attraverso il servizio alle persone in difficoltà.

Tutti i libri contenuti nella Bibbia, sopratutto il Nuovo Testamento ci fanno capire in modo straordinariamente chiaro, come ognuno di noi non deve perdere l’obiettivo primario della propria esistenza: vivere affinché questo mondo venga trasformato fin da adesso in “Regno di Dio” cioè in una terra in cui regna la giustizia, la carità, la mitezza etc..

Tutti noi siamo qui per ringraziare Dio e per rinnovare a Lui la nostra richiesta fatta preghiera, affinché il Regno suo inizi nei rapporti tra di noi vissuti sempre e solo nell’amore fraterno.

Ecco il primo vero grande compito del sacerdote: mostrare al mondo il volto misericordioso di Dio che ha cura dei più deboli; e di conseguenza essere di monito per  ciascuno di noi per non dimenticarci che questo è un nostro dovere finché ci dichiariamo Cristiani.

  1. Giovanni è stato dotato da Dio di una forza fisica, mentale e volitiva non indifferente: non si accontenta delle cose che fanno tutti, non si è fermato di fronte al fatto che nessuno aveva fatto certe cose prima di Lui: i poveri è andato a cercarli…si è attivato maggiormente sui più piccoli perché convinto che prevenire è meglio che curare, si è inventato un ministero più da mamma che da papà in mezzo ai bambini,ai ragazzini malati di AIDS per dare speranza a chi è nato già segnato da un destino inesorabile e non potrà mai vivere normalmente come tutti noi. (Informazioni sul suo ministero le trovate sugli innumerevoli depliant stampati e distribuiti).

Cari fedeli credete che P. Giovanni faccia tutto quello che sta facendo soltanto per essere coerente e realizzare così la sua vocazione sacerdotale e camilliana? Eh no! Sarebbe già uno scopo nobile ma non sufficiente. Dentro la sua vocazione, nel suo ministero, nella testimonianza con la sua vita, quindi non a parole ma con i fatti, c’è sempre presente l’avvertimento, l’avviso…che il sacerdote offre, propone e ripropone a ciascuno di noi cioè: che l’amore fraterno è una vocazione naturale dentro nel cuore di ciascun uomo, messa dentro da Dio fin dalla nascita come un grande potenziale da far crescere continuamente, instancabilmente, senza pensare al proprio tornaconto, ai propri interessi, sicuri che le cose belle di noi escono solo dai sacrifici offerti per Amore.

  1. Giovanni è qui ora per far festa, per ringraziare Dio, ma è anche qui in mezzo alla sua comunità d’origine di Poggiana per dirle grazie, non indietreggiando neppure di fronte alla sua responsabilità, propria del sacerdozio e continuare ad avvertirci…di non abbandonare i poveri, di realizzare la nostra vocazione cristiana di non lasciarlo solo, sostenendolo uniti nella preghiera e nella solidarietà con il cuore e le mani piene di generosità…affinché i fratelli piccoli, malati e bisognosi non siano costretti a diventare come Lazzaro del Vangelo nella parabola del “ricco epulone”, a mendicare, a stendere la mano, a coprirsi di vergogna e di umiliazioni non incontrando alcuno che restituisca a loro dignità e senso di vita.

Questa comunità cristiana deve sentirsi orgogliosa e fortunata per la missione del padre Giovanni: trovate in lui un personaggio che nella parabola citata manca. Il “ricco epulone” avrebbe potuto buttare lui stesso gli avanzi della sua tavola a Lazzaro, ma non lo fece. Infatti Lazzaro, così scrive il Vangelo, si doveva accontentare di ciò che cadeva dalla tavola di Epulone. Immagino ad una tavola così piena che anche appena al muoversi delle braccia per prendere altri cibi o bevande, qualcos’altro veniva urtato e fatto cadere accidentalmente. E sotto, Lazzaro che doveva far in fretta a raccoglier altrimenti i cani avrebbero mangiato loro. Eh! Non è una gran bella immagine questa.

Qui avete un “facilitatore” suscitatore e trasportatore della carità. Ecco la figura che manca nella parabola. Non c’è bisogno che tutti sappiano se siamo o non siamo ricchi, non c’è bisogno neppure di far sapere se siamo generosi e di quanto.

Sosteniamo chi fa la carità intelligente, chi ha progetti perché l’uomo non debba competere con i cani per la sopravvivenza e tutto questo nel segreto del nostro cuore, delle nostre tasche e perché no…dei nostri conti in banca. Ma il Vangelo è chiaro anche in questo: Dio Padre che vede nel segreto, nel segreto ti ricompenserà.

E ora vorrei tanto rivolgermi direttamente al mio amico e compagno P. Giovanni.

Caro Giovanni tu sai bene che come sacerdote ti è toccata una meravigliosa esistenza da viver, di consacrazione a Dio stesso “re dell’Amore”, amore perfetto.

Non tutti gli uomini hanno potuto avere questa particolare fortuna nella vita, anzi pochissimi e questo basta per farti capire che ciò che è stato dato a te, non è per te, ma attraverso di te, è per tutti.

Continua quindi a migliorarti a trasformare la tua vita e la vita attorno a te, quella della tua comunità religiosa, della tua comunità cristiana di Poggiana di Riese Pio X, della tua famiglia e dei tuoi amici e benefattori, della tua grande famiglia in Rayong – Thailandia che ti attende con affetto …a trasformare la tua vita dicevo, in Regno d’Amore se è vero che appartieni al Dio dell’Amore non puoi far altro che distribuire ciò che Lui ti ha dato.

Hai ricevuto la responsabilità di distribuire il Regno dell’Amore di Dio soprattutto nell’Ecarestia, dove raggiungi per dono di Dio, intimità ed identificazione con Cristo…Fa che tutta la tua vita diventi come una immensa Santa Messa.

Un grande incontro con il Signore, una grande e perenne opportunità di incontrarti con Lui, di amarlo, di distribuirlo e trascinare altri in questa esplosione d’amore che spazza via senza pietà ogni ostacolo primo fra tutti l’egoismo del cuore umano indifferente al bisogno altrui.

Che il Signore ti conservi coraggioso e forte nel numero dei suoi missionari, continua a farci vedere la profondità dell’amore di Dio e non indietreggiare dalla responsabilità di tenerci lontano dalla tentazione di pensare solo alla nostra vita come piccola “orgia di buontemponi” come dice Dio attraverso il profeta Amos.

Aiutiamoci a vicenda affinché la nostra vita sia offerta solo per l’onore e la potenza di Dio, sempre.

Auguri caro Giovanni e sia lodato Gesù Cristo


 

DECORAZIONE DI CAVALIERE DELL’ORDINE DELLA STELLA DELLA SOLIDARIETA’
Il giorno 4 Marzo 2008, il Signor Ignazio Di Pace, ambasciatore italiano in Thailandia, ha consegnato la decorazione di Cavaliere dell’Ordine della Stella della solidarieta’ italiana al P.Giovanni Contarin.
La cerimonia e’ avvenuta nella residenza dell’ambasciatore a Bangkok, alla presenza di numerosi ospiti tra i quali il Nunzio Apostolico, il Cardinale di Bangkok, autorita’ civili ed amici.
Tale cavalierato, istituito nel 1947, viene concesso a italiani o stranieri che attraverso il loro operato hanno onorato l’Italia all’estero.
La medaglia, a forma di stella, contiene l’immagine del Buon Samaritano, simbolo evangelico di solidarieta’ e misericordia.
P.Giovanni, in Thailandia da 23 anni, attualmente direttore del Camillian Center di Rayong, si e’ impegnato nello sviluppo di programmi di lotta contro l’HIV/AIDS in particolare a favore di bambini orfani malati, poveri abbandonati e programmi di prevenzione dal virus HIV ed accesso ai medicinali antiretrovirali.
Da qualche mese e’ stato anche incaricato, dalla Fondazione Camillina in Thailandia, di sviluppare programmi assistenziali ed educativi in favore di bambini disabili in un centro che sta crescendo sotto la sua direzione nella periferia di Bangkok
P.Giovanni ricorda sempre a tutti che il suo operato, segno di solidarieta’ umana e cristiana, ha avuto successo grazie al sostegno di molti amici e beneffattori.
Che questa decorazione sia un segno di riconoscenza della solidarieta’ di tutti coloro che direttamente o indirettamente cooperano e collaborano con P.Giovanni ed i camilliani in Thailandia.

Auguri a P.Giovanni, che abbia a continuare su questa strada onorando l’Italia e gli italiani.


 

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